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La quarantena continua fino al 3 maggio… ma siamo sicuri che sia così?

La quarantena continua fino al 3 maggio… ma siamo sicuri che sia così?

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Con il dpcm allegato, il Governo ha prorogato l’efficacia delle misure di distanziamento sociale fino al 3 maggio, avendo concesso – a decorrere da martedi 14 aprile – un leggero allentamento delle misure restrittive per talune attività produttive, sempre identificate con il codice ATECO.

Tra le attività “servizio alla persona” non sono più “sospese” (e questa è una novità) quelle indicate all’allegato 2 non con il codice ATECO e ricomprendenti sostanzialmente lavanderie e pompe funebri.

Sono altresì esonerate dalla sospensione le attività di “commercio al dettaglio” (altra novità) di cui all’allegato 1, anche in questo caso con elencazione non tramite codice ATECO; tra esse si rivengono, oltre alle librerie di cui si è tanto parlato, anche le ferramenta, i venditori di piccoli animali domestici, le profumerie e i negozi che vendono vestiti per bambini.

Permane l’obbligo di autocertificazione delle uscite che devono essere motivate da “situazione di necessità” per gli spostamenti all’interno dello stesso Comune e da “assoluta urgenza” se ci si debba recare in altro Comune.

Si deve desumere dal combinato disposto di tali norme che il recarsi in lavanderia, dal ferramenta o in profumeria possa e debba essere qualificata come situazione di “necessità”, altrimenti dovrebbe desumersi che si autorizzi la apertura di attività commerciali perdurando la proibizione dei potenziali avventori di recarvisi.

Se così è, ci si chiede quale “necessità” giustifichi la riapertura delle lavanderie, delle profumerie e dei negozi che vendono vestiti per bambini e non, ad esempio, dei negozi che vendono vestiti o scarpe per adulti o dei fiorai per non dire dei dentisti, presso i quali può essere realmente improrogabile recarsi ed ai quali dovrebbe essere richiesto di tenere aperti gli studi trattandosi di un servizio essenziale.

Più in generale, ci si chiede che attendibilità possa farsi derivare da una autocertificazione in cui chi esce di casa possa limitarsi a dichiarare che si sta recando in profumeria oppure in tintoria, non essendovi assolutamente alcun mezzo per il personale di vigilanza di verificare la veridicità della dichiarazione.

Nel contempo, ed in maniera incomprensibile, si riaprono gli studi legali ma non i Tribunali, come se gli avvocati per limitarsi a parlare con i propri clienti non abbiano sino ad oggi utilizzato il telefono o skype, o per rendere pareri o farsi consegnare documenti non si possa utilizzare la posta elettronica.

In conclusione: ferma restando la necessità di rispettare le misure di distanziamento e di protezione personale di avventori e negozianti, è davvero incomprensibile la “sospensione della sospensione” in favore di talune attività di commercio al dettaglio piuttosto che di altre, così come il perdurare di un regime di giustificazione delle uscite da casa che certo non può più essere qualificato come di necessità.

Quel che è prevedibile è che da martedi molti negozi saranno aperti e molte persone legittimate a recarvisi, con conseguente – e non dichiarato – drastico abbassamento di un livello di guardia che solo a parole viene tenuto alto.

A parere di chi scrive, sarebbe più giusto e più efficace ai fini del contenimento della epidemia imporre misure uguali e per tutti e più facili da verificare ed eventualmente sanzionare. Tanto per cominciare, si sarebbe potuto assentire alla riapertura di qualsiasi attività commerciale a condizione che il gestore possa autocertificare (assoggettandosi a controlli certi) di essere in grado di garantire ai propri clienti il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento. Nel contempo, si sarebbe dovuto vietare inderogabilmente – e dunque senza alcuna possibilità di autocertificazione – le uscite alle categorie più a rischio, tra le quali (contro ogni evidenza scientifica e statistica) il decreto continua a non ricomprendere gli anziani e gli ammalati cronici. Il risultato è che da martedi qualsiasi arzillo novantenne potrà autocertificare che necessita di uscire di casa per comprarsi un cagnolino, mentre un bambino con una carie avrà difficoltà a trovare un dentista disposto a curargliela.

Avv. Sandro Campilongo

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