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L’abbandono della Giustizia

L’abbandono della Giustizia

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Venerdì 22 maggio i penalisti romani hanno riconsegnato la toga, a causa dello stato di abbandono in cui versa la Giustizia.

Infatti, a parte qualche lodevole ed isolata eccezione, le udienze non si celebrano e gli adempimenti sono paralizzati.

Ci sono indubbie responsabilità del Ministro Bonafede, incapace ad esempio di garantire il funzionamento del sistema informatico delle Cancellerie a distanza, vanificando la possibilità di utilizzare lo smart working.

Ma l’interrogativo di oggi è: in assenza di udienze, questo periodo è stato utilizzato per smaltire l’arretrato di sentenze e provvedimenti, o anche quelli sono stati posticipati?

Chi anela ad essere classe dirigente del Paese, in questo periodo è stato chiamato a fare e dare qualcosa in più dell’ordinario, nell’interesse comune alla sopravvivenza, prima, ed alla faticosa ricostruzione della rinascita nelle prossime settimane.

Nel nostro piccolo, abbiamo creato un servizio di prima consulenza gratuita per i cittadini in difficoltà ed aiutato le aziende ad orientarsi nel mare dei provvedimenti emergenziali (a cominciare da quelli sulla tutela della salute dei lavoratori e sull’organizzazione del lavoro fino a quelli per i finanziamenti), riscoprendo e coltivando il ruolo sociale dell’Avvocatura.

All’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021, conosceremo la cifra del lavoro del Sistema Giudiziario nel periodo del Covid e capiremo se è stato in grado di fare qualcosa in più dell’ordinario per la Collettività; se per il Paese i suoi componenti sono una risorsa o un ramo che non porta più frutti.

Avv. Emanuele Nati

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